Damiano Tortosa, il sommelier campano, ambasciatore del gusto e del territorio
Damiano Tortosa, il sommelier campano, ambasciatore del gusto e del territorio

Damiano Tortosa, il sommelier campano, ambasciatore del gusto e del territorio

Damiano Tortosa, Head Sommelier del ristorante "Mamma Elena"- San Giuseppe Vesuviano (Na).

Qui bene bibit, bene dormit; qui bene dormit non peccat; qui non peccat vadit in caelum. Ergo, qui bene bibit vadit in caelum. (Chi beve bene, dorme bene; chi dorme bene non pecca; chi non pecca va in cielo. Quindi chi beve bene va in cielo). Questo dovrebbe essere tipo un mantra per i Sommelier, il concetto di bere bene, legato alla salvezza è al limite tra sacro e profano. Chi di certo beve bene è Damiano Tortosa, Head Sommelier del ristorante “Mamma Elena” San Giuseppe Vesuviano (Na).

Ciao Damiano e grazie per aver accettato in esclusiva di raccontarti su Mister Wine.

DAMIANOGrazie a te Giovanni, per l’enorme opportunità che mi concedi, un saluto a tutti i tuoi lettori.

MW: Iniziamo forza, senza perdere tempo. Ti va brevemente di presentarti e di raccontarci di come è iniziato il tuo percorso nel mondo del vino e di come sei diventato Sommelier?

DAMIANO: Mi presento, mi chiamo Damiano Tortosa, ventinovenne napoletano. Attualmente ricopro il ruolo di Head
Sommelier nel ristorante Mamma Elena di San Giuseppe Vesuviano. Ho frequentato l’istituto alberghiero e da subito comprendo quanto sia importante per me il mondo della ristorazione, dell’accoglienza e dell’ospitalità. Dopo una breve esperienza all’estero, rientro in Italia, inizio la mia carriera nella rinomata Braceria Bifulco. come Commis de Rang e subito dopo, Chef de Rang. Ma la scintilla scatta, quando resto affascinato  dalla cantina del locale, cerco di seguire attentamente passo dopo passo , le gesta del Sommelier e dopo un periodo di rodaggio, mi vengono affidate le mille etichette presenti in carta. Non nascondo le difficoltà iniziali, ma ho cercato di superare il tutto con la passione, lo studio e corsi di aggiornamento. Ho provato a personalizzare la carta dei vini e grazie alla fiducia della proprietà della struttura, ho raccolto i miei frutti. Nel 2024 , il grande passo, decido di cambiare radicalmente, approdando dai fratelli Vorraro del Ristorante Mamma Elena di San Giuseppe Vesuviano, specializzato ristorante a base di pesce e anche qui cerco di dare alla carta la mia impronta. 

MW: Molto interessante, ma raccontaci, quali sono seconde te le caratteristiche principali che un sommelier deve avere per svolgere al meglio il proprio
lavoro? 

DAMIANO: Anche se scontato, mi verrebbe da dire subito, professionalità innanzitutto, poi credo che non guastino dinamicità ed elasticità, senza ovviamente trascurare l’umiltà, dote necessaria per ogni professione, che racchiude in se la voglia di non farsi mai trovare impreparati. 

MW: Come selezioni i vini per la tua carta, quali fattori consideri? 

DAMIANO: Sono sempre alla ricerca di nuove cantine, di chicche magari poco conosciute, ma che meritano di essere protagoniste. Spesso vado anche sul posto: il vino oltre che assaggiato, va raccontato!

MW: C’è un vino che consiglieresti ad un principiante che si avvicina al mondo del vino per la prima volta? 

DAMIANO: Partire sempre dal territorio, capire le caratteristiche della propria terra, assaggiare quanto più possibile. Se si esce dalla regione, o addirittura dalla nazione, cercare di studiare persino le usanze del posto, la gente e la loro cultura. Il vino è frutto di una cultura popolare è ben radicata.

MW: Puoi spiegare il processo di degustazione di un vino, e cosa dovrebbe essere notato in ciascuna fase?

DAMIANO: Ci sono molti fattori da valutare: se il vino che verso già dal colore non mi dà una buona impressione, non vado oltre. Diversamente invece mi piace sentire il mio calice anche per quaranta minuti, e non mi soffermo solo sulla
valutazione tecnica, cerco di trovare quello che mi emoziona.

MW: Come si abbinano i vini al cibo? Esiste una regola generale o dipende dalla situazione? 

DAMIANO: Oggi si esce per stare bene. Il mio motto è “bevi ciò che ti piace sul piatto che preferisci”. Secondo me è
l’abbinamento perfetto ed è anche “Politically Correct”.

MW: Secondo te, quali sono le tendenze più interessanti nel mondo del vino oggi? 

DAMIANO: Penso che le mode sono passeggere, oggi si sente parlare molto di vini analcolici, naturali. L’importante è bere. Sui vini analcolici non mi esprimo.

MW: Che ruolo gioca la regione di provenienza nella sua qualità e caratterizzazione?

DAMIANO: Direi che gioca un ruolo fondamentale, ma il vino è magico: ti fa viaggiare senza muoverti, se chiudi gli occhi con un calice di chardonnay puoi trovarti anche in borgogna, questo fa innamorare chiunque.

MW: Puoi raccontarci un incontro memorabile che hai avuto con un produttore di vino o un sommelier durante la tua carriera?

DAMIANO: Anche se sono molto giovane, ho incontrato già tante persone, ma gli incontri che mi sono rimasti nel cuore sono quelli che ricordo alla Milano Wine Week, ed ho anche capito che devo farne di strada. Esperienza bellissima!

MW: Qual è il tuo vino preferito, e perché?

DAMIANO: Ce ne sono tanti, ma se dovessi sceglierne uno direi Cabernet Sauvignon di Silver Oak. Ebbene sì, sono
appassionato dei cabernet californiani.

MW: In un mondo in continua evoluzione, come pensi che il Sommelier si stia adeguando alle esigenze del
pubblico?

DAMIANO: L’unica soluzione è stare al passo, di studiare, di aggiornarsi e ovviamente imparare da chi ha più esperienza senza mai snaturare se stessi.

MW: Cosa ne pensi della crescente attenzione verso i vini naturali e biologici?

DAMIANO: Cerco di non essere di parte: i francesi producono da sempre biologici e uno dei più grandi produttori è Jean Fery. Poi ovviamente ci sono produttori e produttori, non amo molto quando si cerca di far
passare difetti del vino, per caratteristiche.

MW: Qual è il miglior consiglio che daresti a chi vuole entrare nel mondo del vino e diventare un  Sommelier?

DAMIANO: Consiglio di girare, esplorare, condividere con gli amici tante bevute. Non c’è bisogno di un gran vino per bere bene, l’importante è la condivisione delle bevute, per confrontarsi.

MW: Ci sono miti o credenze che senti sul modno del vino e che vorresti sfatare?

DAMIANO: Non ho miti da sfatare, mi piacerebbe solo che la sana competizione tra colleghi rimanesse tale, e che possa trasformarsi in condivisione.

MW: Cosa rende un’esperienza di degustazione unica peri tuoi clienti?

DAMIANO: Abbino al calice un po’ di simpatia, il mio compito è raccontare, incuriosire il cliente senza mai annoiarlo.

MW: Ti andrebbe di elencarci due vini, uno bianco e uno rosso che definisci i tuoi vini del cuore?

DAMIANO: Ne ho tantissimi. Consiglio Mercori di Francesca Fiasco del Cilento, e Vigna del Vulcano di Villadora. Ma non
posso lasciare fuori Falanghina di Vigna Astroni, la zona flegrea, la mia terra.

Tutte le belle storie volgono al termine, come questa interessante e divertente chiacchierata. Anche oggi siamo arrivati al capolinea di questa intervista esclusiva, grazie di vero cuore Damiano è stato divertente raccontarti.

 
DAMIANOGrazie a te Giovanni, spero che il mio racconto vi sia piaciuto. W Mister Wine!
 
Ci Salutiamo con la speranza di aver allietato la vostra lettura e di aver suscitato un po’ di interesse sul meraviglioso mondo del vino e sulla professione del Sommelier. Al prossimo racconto.
 

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