Daniele Briola, il Sommelier dei Campi Flegrei.

Quando ho iniziato questo format, che mette in risalto il lavoro di colleghi e amici Sommelier, ho cercato con tutto me stesso di essere “superpartes”. Giudicare il lavoro degli altri è sempre complicato, oggi purtroppo, spesso le critiche sono gratuite. Basta un corso di Sommelier, o addirittura, un corso di avvicinamento al vino, per far si, che tutti si sentano autorizzati a giudicare un professionista. CI VUOLE RISPETTO!!! Oggi, oltre a presentarvi un amico, vorrei presentarvi un Professionista, un ragazzo esemplare che ama il suo lavoro e lo svolge con dedizione, curiosità e applicazione, in una cornice davvero spettacolare. Signori e Signore oggi con noi c’è Daniele Briola.
Daniele, oltre ad essere un caro amico, lavoro in un bellissimo luogo chiamato “Abraxas“. Abraxas è un ristorante che offre piatti autentici e moderni ispirati alla tradizione dei Campi Flegrei, con ingredienti locali e prodotti del orto. Il nome è ispirato dalla lettura di Demian di Herman Hesse, dove la figura di Abraxas incarna la dualità tra bene e male. Come il territorio dei Campi Flegrei, dove storia e mito convivono, in un equilibrio di contrasti e meraviglie. Un luogo di riflessi e leggende, in cui ogni esperienza diventa un racconto.
Dunque veniamo a noi. Innanzitutto Daniele, volevo ringraziarti per l’enorme disponibilità, tra i mille impegni. sei riuscito a trovare un pò di tempo da dedicarmi, per presentarti ai nostri lettori.
Ti va brevemente di presentarti? Come hai iniziato il tuo percorso nel mondo del vino e cosa ti ha spinto a diventare Sommelier?
DANIELE: Innanzitutto grazie a te Giovanni per avermi invitato, concedendomi la possibilità di raccontarmi tramite il tuo format. Spero che grazie al tuo lavoro di divulgazione e promozione della nostra figura professionale, insieme possiamo essere da stimolo per i futuri Sommelier. Mi presento volentieri, sono Daniele Briola e il mio percorso nel mondo del vino è iniziato nel 2008, all’età di 18 anni, vedevo il sommelier come una figura di spicco dei ristoranti, era la figura professionale che approcciava più spesso il tavolo, seguendolo dall’inizio alla fine, lo vedevo come punto cardine del servizio che grazie al “pairing”, riusciva a tenere sotto controllo un intero ristorante, cucina inclusa.
MW: Mi trovi d’accordo. Raccontaci, secondo te, quali sono le caratteristiche principali che un Sommelier deve possedere per svolgere al meglio il suo lavoro?
DANIELE: Ad oggi, la figura del Sommelier, per svolgere il suo lavoro deve avere risorse umane, teoriche e pratiche, bisogna essere un buon comunicatore, avere empatia e allo stesso tempo riservatezza, a tutto ciò, si deve aggiungere la passione, che deve spingere noi Sommelier a studiare, aggiornarci e mettere in pratica tutto ciò che leggiamo. Il vino è un mondo in completa evoluzione e noi non possiamo restare indietro, bisogna stare sempre sul pezzo.
MW: Come avviene la selezione dei vini per una carta in un ristorante? Quali fattori consideri?
DANIELE: La mia filosofia, riguardo la selezione di vini è tutta basata sul tempo che investo viaggiando alla ricerca di nuovi territori, produttori, non soffermandomi solo alle grandi e note Cantine ma provando a dare il giusto spazio a vini di aziende più piccole.
MW: Esiste, secondo te, un vino da consiglieres a coloro che si avvicinano per la prima volta
a questo mondo?
DANIELE: Io opterei per un vino con una buona acidità, che si lasci bere non troppo strutturato e con una bassa percentuale alcolica. Consiglierei sempre di rimanere sul territorio per capirlo al meglio, nel mio caso consiglierei un Piedirosso dei Campi Flegrei.
MW: Puoi spiegare il processo di degustazione di un vino e cosa dovrebbe essere notato in ciascuna fase?
DANIELE: Il processo di degustazione di un vino è un’analisi sensoriale che permette di valutare le caratteristiche visive, olfattive e gustative di un vino. Dall’ esaminazione del colore, potresti avere indicativamente l’età, il corpo e lo stato evolutivo, mentre con l’olfatto puoi identificare le famiglie aromatiche presenti nel calice che poi andrai a cercare anche al palato con il primo sorso, il quale ti da una visione generale su struttura, acidità, tannini ecc..
Infine bisogna capire la qualità del vino, che riesci a percepire, magari, dopo il secondo sorso, alla fine per dare una valutazione devi tenere conto anche della persistenza e la lunghezza, tutte sensazioni che la nostra bocca riesce a percepire bene.
MW: Come si abbinano i vini ai piatti? C’è una regola generale o dipende dalla situazione?
DANIELE: Diciamo che ultimamente l’evoluzione della ristorazione e del cliente stesso ,ha fatto saltare un po’ gli schemi, prediligendo spesso anche bianchi con la carne e i rossi con il pesce, per citare un classico esempio.
Oggi il cliente vuole bere per piacere, spesso mi capita anche di associare bianchi o bolle ad un pranzo completo a base di carne, cosa, che fino a qualche anno fa sarebbe stata considerata un’eresia.
MW: Quali sono le tendenze più interessanti nel mondo del vino oggi?
DANIELE: Oggi, sempre più produttori scelgono prodotti a impatto (quasi)’ zero, l’uso sempre ridotto di pesticidi e un rispetto sempre maggiore per quella che è la biodiversità della vigna. Altre tendenze interessanti sono i vini a basso tenore alcolico, freschi e leggeri, vini che permettono di bere una bottiglia con più piacere e velocità rispetto ai vini di una volta.
MW: Che ruolo gioca la regione di provenienza di un vino nella sua qualità e caratterizzazione?
DANIELE: La regione di provenienza di un vino, così come il terroir, sul quale sorge la vigna, giocano un ruolo fondamentale, conferendo al vino caratteristiche uniche in base al terreno, al clima e all’esposizione.
Essere sposati con il proprio territorio credo sia il primo passo per creare qualcosa di straordinario all’interno di una bottiglia.
MW: Puoi raccontarci di un incontro memorabile che hai avuto con un produttore di vino o un sommelier durante la tua carriera?
DANIELE: L’incontro memorabile è stato sicuramente quello con il Sig. Walter Mastroberardino, il quale con i suoi racconti e con il suo carisma mi ha guidato all’interno di un territorio all’epoca non troppo sdoganato come l’Irpinia, facendomene innamorare e le sue parole mi fanno da guida tutt’ora. Non posso non menzionare Gianni Piezzo, Sommelier di ‘’Torre del Saracino’’, il quale è stato un punto di riferimento, per i miei primi passi all’interno del settore del vino, ad oggi posso dire che i suoi insegnamenti mi hanno reso il Sommelier che sono ora.
MW: Qual è il tuo vino preferito e perché?
DANIELE: Non c’è un vino preferito, ma c’è un territorio preferito, che nel mio caso è il Vesuvio, ogni volta che servo una bottiglia del mio territorio, sento di regalare un pezzo di me, un pezzo della mia infanzia al cliente, per me è un territorio magico.
MW: In un mondo in continua evoluzione, come pensi che la figura del sommelier si stia adattando alle nuove esigenze del pubblico?
DANIELE: La figura del Sommelier si sta evolvendo per rispondere alle nuove esigenze del pubblico, adattandosi a tendenze come il boom degli analcolici, della Kombucha o dei Mocktails, proponendo nuovi abbinamenti ma non perdendo mai di vista il mondo del vino. In conclusione, la figura attuale del Sommelier non agisce solo sul reparto enologico ma su tutto quello del beverage.
MW: Cosa pensi della crescente attenzione verso i vini naturali e biologici?
DANIELE: Penso che viviamo in un periodo storico dove non si può non guardare alla sotenibilità di un prodotto, per tanto, credo che i vini naturali e biologici siano frutto di un a nuova generazione che vira verso la sostenibilità e il rispetto per l’ecosistema del proprio territorio.
MW: Qual è il miglior consiglio che daresti a chi vuole entrare nel mondo del vino e diventare Sommelier?
DANIELE: Il Sommelier non è solo una figura che lavora in un ristorante o in un’enoteca, ci sono vari sbocchi, il filo conduttore è uno però, che è quello di intraprendere questa strada, se si è sicuri di portarla avanti con passione, curiosità e sacrificio, facendo cultura prima per se e poi per il prossimo.
MW: Cosa rende un’esperienza di degustazione unica per i tuoi clienti?
DANIELE: Ciò che rende unica un’esperienza degustativa è senz’altro lo studio, la ricerca e il saper trasmettere la propria emozione al cliente, anche divertendosi, cercando il confronto anche con quest’ultimo, spingendolo a provare cose nuove.
MW: Ti andrebbe di citare 2 vini, uno bianco ed uno rosso che possiamo definire i tuoi vini del cuore?
DANIELE: Come bianco sceglierei Vigna del Vulcano di Villa Dora del 2006.
Come rosso invece sceglierei il Canavese Battito del Maletto del 2020, dell’azienda agricola Battito del Maletto
Questa è stata un’intervista esclusiva ed emozionante, che purtroppo volge a termine. L’ultima cosa che ho da chiederti è; cosa ti ha spinto a raccontarti su Mister Wine?